Skip to content
Chiudi Menu

L’amministrazione condivisa come paradigma emergente

Comprendere le sfide per costruire pratiche efficaci e sostenibili

Partiamo da un dato di fatto… di amministrazione condivisa se ne sta parlando sempre di più! Dopo l’approvazione del Codice del Terzo Settore nel 2017, la Corte Costituzionale (sent. 131/2020) ha definito l’art. 55 come “vera e propria procedimentalizzazione dell’azione sussidiaria”; il Consiglio di Stato (5217-5218/2023) ne ha chiarito i confini rispetto agli appalti e la Corte dei Conti (248/2023) ne ha confermato la legittimità anche sul piano contabile. 

I processi di co-programmazione e co-progettazione hanno così trovato sempre più spazio, segnando un vero e proprio cambio di rotta rispetto alla tradizionale logica competitiva, a partire dalla condivisione della funzione pubblica tra Pubbliche Amministrazioni ed Enti del Terzo Settore. Si tratta dunque di innescare una trasformazione paradigmatica: dalle logiche prestazionali alla cura dei beni comuni e allo sviluppo della comunità, facendo leva su una lettura sistemica dei bisogni e una responsabilità condivisa nella costruzione di risposte pubbliche. 

Da più di cinque anni accompagniamo processi di co-programmazione e co-progettazione, sperimentando sul campo il potenziale e le complessità dell’amministrazione condivisa.

L’esperienza accumulata fino ad ora, combinata con la ricerca e la riflessione teorica, ci ha permesso di riconoscere alcune sfide ricorrenti – di contesto e di processo – che attraversano tali percorsi.

Alle Amministrazioni pubbliche e agli Enti di Terzo Settore si richiede di cambiare il proprio ruolo. In un contesto di governance collaborativa, le figure pubbliche sono chiamate a diventare leader abilitanti di arene co-creative finalizzate al raggiungimento di cambiamenti, piuttosto che soltanto amministratori di regole e procedure o manager orientati al risultato. D’altro canto, agli Enti di Terzo Settore si richiede di superare la logica prestazionale, pensandosi come attori che rivestono un ruolo attivo e proattivo nella formulazione delle policies e nella costruzione delle risposte. Si pone dunque un tema di nuove e macro aspettative di ruolo che richiedono adattamenti a livello organizzativo e individuale: un processo complesso, che implica la revisione di modelli e percezioni sedimentati nel tempo.

Il livello di adesione delle organizzazioni che vi partecipano è centrale.  Ciò consente di passare da un’ottica di procedimento amministrativo ad un’ottica di processo, all’interno del quale pensarsi come rete territoriale collaborativa in cui ciascun soggetto vede negli altri una risorsa per completare la propria azione, sulla base di una volontà autentica di condivisione di responsabilità e poteri, e sulla fiducia reciproca.

L’opportunità di questi processi consiste nell’innovazione, dove l’innovazione è creazione condivisa di valore. Non si tratta di un’alterazione definitiva di un sistema o l’intervento su un solo elemento, ma è piuttosto un dotarsi di una modalità nuova di operare che permetta di affrontare i cambiamenti in maniera incrementale, in base ai bisogni che si pongono di volta in volta. Ciò richiede tuttavia la disponibilità a ridiscutere posizionamenti ed assetti consolidati, oltre che ad assumersi rischi moderati connessi al fatto di intraprendere strade meno battute.

L’amministrazione condivisa, per essere tale, deve garantire inclusività e parità, così da favorire contaminazioni tra esperienze, linguaggi e visioni, per generare intelligenza collettiva di fronte a missioni comuni.

I dati sono fondamentali. A livello metodologico, si distinguono i dati cosiddetti hard da quelli soft: mentre i primi sono il risultato di misurazioni di carattere quantitativo finalizzate a garantire generalizzazione e comparabilità, i secondi si legano ad un approccio qualitativo, volto dunque a “comprendere” la realtà nel profondo piuttosto che a “spiegare” la stessa. Le esperienze di amministrazione condivisa sperimentate fino ad ora evidenziano la messa a disposizione, da parte degli Enti del Terzo Settore, di dati soft, derivanti dall’esperienza diretta e settoriale nello specifico ambito di intervento. Tuttavia, è di fondamentale importanza combinare tali informazioni con dati più strutturati, che possano evidenziare pattern e trend, a partire dai quali definire future direzioni di cambiamento

L’amministrazione condivisa fatta bene richiede accompagnamento sia nella conduzione dei tavoli ma anche prima e dopo gli stessi. Non si tratta solo di facilitare processi ma di attivare relazioni garantendo la qualità del confronto e accompagnando gli attori verso soluzioni fondate su fiducia e corresponsabilità. La collaborazione nasce infatti da un lavoro costante di ascolto e cura: conoscersi, riconoscersi e costruire insieme un’identità condivisa è la base per generare valore comune. Diventa dunque fondamentale far emergere eventuali divergenze e saper agire con tecniche di negoziazione, gestire conflitti e squilibri di potere, fare sintesi nella complessità mantenendo il focus sugli obiettivi.

Alla luce di queste sfide, qual è il nostro approccio? 

Accompagniamo questi processi fin dal primo momento con la consapevolezza che non tutto può diventare oggetto di co-programmazione o co-progettazione, oltre al fatto che è richiesta una giusta postura e un’adeguata preparazione. Una fase di analisi preliminare è quindi cruciale, per valutare se l’amministrazione condivisa rappresenti la strada migliore da percorrere – in relazione agli obiettivi da perseguire – rispetto alla solidità del terreno organizzativo, culturale, e territoriale di partenza. 

Non ci limitiamo a facilitare tavoli ma costruiamo infrastrutture relazionali dando vita a processi generativi di fiducia, responsabilità condivisa e output misurabili nel tempo. Il nostro lavoro tiene insieme visione e metodo, analisi e azione, con l’obiettivo di dare vita a spazi in cui persone e organizzazioni possano sperimentare collaborazione e apprendimento collettivo. 

Proponiamo laboratori come spazi di sperimentazione, in cui poter agire in modo diverso dal quotidiano, mettersi in gioco al di là di ruoli e posizioni, contribuire in modo costruttivo e propositivo, ideare liberamente al di fuori di protocolli prestabiliti. 

Partiamo dal presupposto che le culture della collaborazione crescono col tempo e se ci sono buone opportunità concrete per tutti. Costruire alleanze non è affatto scontato quando gli attori coinvolti possono differire in maniera sostanziale. Per questo, cerchiamo di far emergere gli interessi concreti delle parti, per capire quali reali opportunità un tavolo può aprire per tutti. Solamente individuando cosa i membri del sistema sono disposti a perdere e cosa vogliono conservare consente di costruire lentamente la fiducia su condizioni concrete e non su promesse, favorendo così concretezza e fattibilità delle nuove idee di servizi o strategie. 

Alla standardizzazione preferiamo la flessibilità. Sebbene le esperienze degli ultimi anni ci abbiano permesso di individuare aree di lavoro e punti di attenzione comuni, ogni processo è unico. Per questo adottiamo un approccio flessibile, capace di accogliere i cambiamenti e ri-adattarsi in itinere, mantenendo saldi gli obiettivi finali ma restando aperti alle direzioni che il contesto suggerisce, senza rigide pianificazioni ex ante di attività ed output.

Il territorio, con i suoi bisogni, è la nostra stella polare. In tal senso, l’apertura dei processi ad attori rilevanti nel contesto territoriale di riferimento (come, ad esempio, imprese, istituzioni ed enti pubblici, fondazioni, organizzazioni non profit, …), nel rispetto del principio di trasparenza, consente di favorire l’apporto di preziosi contributi di conoscenza e di proposta. Solo così l’amministrazione condivisa diventa spazio di apprendimento collettivo, dove pubbliche amministrazioni e comunità costruiscono insieme risposte integrate e sostenibili, a partire dalla valorizzazione di attori, servizi, interventi e progetti già in essere.

L’approccio che proponiamo è di innovazione trasformativa. Viviamo un tempo segnato da crisi interagenti e profondamente interconnesse, i cui effetti si amplificano reciprocamente, superando di gran lunga quelli che ciascuna produrrebbe in modo isolato. Nei contesti locali, Pubbliche Amministrazioni ed Enti del Terzo Settore si trovano ad operare dentro questa complessità, cercando di costruire risposte condivise a problemi che hanno radici sistemiche e impatti intrecciati. Comprendere questo aiuta a programmare e progettare interventi non solo riparativi ma trasformativi, capaci di agire sulle cause profonde e non solo sui sintomi.

Tutte queste sfide si traducono ogni giorno in esperienze concrete di lavoro.

A cura di: Alessandro Patroncini, Anna Fasoli